mercoledì 13 febbraio 2013

Crescita personale

Crescita personale: aumentiamo il nostro benessere


Migliorare se stessi.

Lo psicologo puo' dare un valido aiuto anche alle persone che vogliono migliorare se stesse, ed il rapporto con gli altri (crescita personale).
Il nostro mondo e le nostre potenzialita'.
Crescere significa migliorare se stessi, ed il rapporto che abbiamo con le persone a cui vogliamo bene.
Si tratta di sviluppare le potenzialita' che sono gia' dentro di noi, e apprendere modalita' positive per entrare in contatto con noi stessi e gli altri.
Momenti di crisi.
Nella nostra vita ci possono essere anche momenti di crisi, in cui viviamo forti incertezze o sensazioni di vuoto ...
... momenti in cui non sappiamo bene che cosa fare ...
In questi momenti puo' essere molto utile consultare un professionista per riuscire a capire meglio che cosa sta' succedendo, e superare in modo positivo la difficolta' che attraversiamo.
La crescita personale puo' essere sviluppata in diversi modi:
  • una breve consulenza con un professionista
  • un vero e proprio percorso individuale
  • attraverso un corso
  • in gruppi tematici
  • in "laboratori" pensati e strutturati per l'ascquisizione e lo sviluppo di determinate caratteristiche e potenzialita'

Principali aree della crescita personale:

      Assertivita'
      La persona assertiva e' colui che ha rispetto di se', di cio' che pensa e crede.
      Autostima
      Stima di noi. L'autostima e' l'opinione che abbiamo di noi stessi, come ci valutiamo.
      Comunicazione
      Imparare a comunicare: Comunicazione e comunicazione non verbale (CNV).
      Creativita'
      La creativita' non e' genio, ma riuscire a trovare soluzioni nuove e flessibili superando vecchi schemi.
      Educazione dei figli
      La coppia, le difficolta' e le regole dell'educazione dei figli.
      Educazione sessuale
      La sessualita', il sesso e la psicologia. Come lo psicologo puo' intervenire su domande, dubbi e incertezze.
      Intelligenza Emotiva
      Motivare se stessi, gestire le relazioni. Conoscere, controllare e riconoscere le emozioni.
      Omosessualita'
      Attrazione sessuale rivolta verso persone dello stesso sesso.
      Orientamento scolastico professionale
      Acquisire consapevolezza nel momento in cui si deve fare una scelta.
      Problem solving
      I passi per eliminare la "nebbia" e raggiungere gli obiettivi.
      Relazioni, amore e vita di coppia
      La comunicazione tra uomo e donna, perche' non ci si capisce.

sabato 9 febbraio 2013

Comportamenti alimentari: disturbi vari


Per spiegare l'insorgere dei Disturbi del Comportamento Alimentare appare condivisa l'idea di un adeguamento a quei modelli culturali che prospettano ideali di bellezza improntati a standard esagerati di magrezza. Sotto il profilo psicologico e sociale, i fattori che sono ritenuti più frequentemente implicati nell'insorgenza dei disturbi alimentari riguardano la bassa autostima, il perfezionismo, la depressione, l'impulsività, la distorsione dell'immagine corporea, la carenza di rilevanti rapporti sociali, i rapporti familiari e le difficoltà nelle relazioni interpersonali.
I primi studi sull'anoressia nervosa risalgono a diversi anni fa. Le prime descrizioni di pazienti con i sintomi che oggi potrebbero essere diagnosticati più precisamente, risalgono addirittura al 1873, ma fu il medico inglese Richard Norton che nel 1964 descrisse i sintomi dell'anoressia nervosa.
Da allora sono stati fatti diversi studi e soprattutto ricerche in grado non solo di tracciare un quadro più preciso di questi disturbi, ma anche di stabilire fra le psicoterapie quali sono le più efficaci.
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV) descrive analiticamente i sintomi che noi abbiamo riportato più sotto in una sintesi descrittiva.
I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono:
L'Anoressia Nervosa porta a un costante rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del livello minimo normale per l'età e la statura, si è pervasi da un'intensa paura di ingrassare e da una visione distorta delle proprie forme corporee.
Quindi i criteri diagnostici sono: severa perdita di peso; paura di ingrassare; preoccupazione per il peso e le forme corporee; amenorrea.
La Bulimia Nervosa porta invece ha un costante bisogno di assumere grandi quantità di cibo che poi sono eliminate attraverso condotte compensatorie quali il vomito auto-indotto, l'abuso di lassativi o l'esercizio fisico intenso.
Quindi i criteri diagnostici sono: abbuffate ricorrenti; comportamenti di compenso (vomito, uso di lassativi, diuretici, enteroclismi…); abbuffate due volte alla settimana per un periodo non inferiore a tre mesi; preoccupazione per il peso e le forme corporee.
Spesso questi due disturbi compaiono associati nella stessa persona che alterna periodi di "digiuno assoluto" a periodi di "grandi abbuffate". Se i sintomi non soddisfano la diagnosi di anoressia o di bulimia ma ricalcano una o l'altra sindrome si parla di "Disturbo dell'alimentazione Non Altrimenti Specificato.

Distribuzione e fattori a rischio
Nei paesi occidentali, compresa l'Italia, nella fascia d'età 12-25 anni, su 100 ragazze 8-10 soffrono di un qualche disturbo del comportamento alimentare. Di queste, 1-2 presentano un D.C.A. in forma grave (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa) per le quali le terapie sono spesso lunghe e faticose, le altre di un qualche quadro a specifico, più lieve e spesso transitorio. Fino a una decina di anni fa erano disturbi tipici della classe più benestante, mentre oggi possiamo dire che questa distinzione non è più vera.
Vi sono quindi alcuni fattori specifici che più facilmente mettono a rischio la popolazione. Vediamoli:
Innanzitutto l'età. Come abbiamo detto la fascia più colpita è quella fra i 12 e 25 ma la frequenza maggiore la troviamo più precisamente fra i 14 e i 18 anni. In questa età il corpo si trasforma - ed è quindi oggetto di attenzione - e nel contempo cominciano ad essere particolarmente interessanti e di "feroce efficacia" i complimenti o le critiche dei coetanei. Un periodo delicato per diversi motivi, ormai ben noti alla psicologia. Ancora a rischio sono maggiormente le ragazze il 90-95% dei pazienti appartiene infatti al sesso femminile. Sembrano maggiormente a rischio i giovani con famiglie all'interno delle quali si vivono situazioni difficili, come malattie croniche, disturbi psichici, relazioni familiari critiche, altri casi di disturbi del comportamento alimentare all'interno della famiglia, diete in famiglia, una particolare attenzione al peso e alle forme corporee da parte dei genitori o dei fratelli/sorelle. La cultura è fattore predisponente: sono infatti disturbi tipici della cultura occidentale, sono rari i casi in oriente.
Risulta quindi evidente che vi è una multifattorialità di cause che intervengono all'insorgere del disturbo. Secondo Garner vi sarebbero "fattori predisponenti" (individuali, famigliari e culturali) che appunto preparano il terreno facile. L'esordio avverrebbe in concomitanza a "fattori precipitanti" come per es. l'insoddisfazione per il peso e le forme corporee dovuta magari alle critiche di amici o a situazioni difficili di confronto nell'ambiente scolastico. A questo punto la decisione più frequente è quella di iniziare una dieta. Solitamente la dieta funziona molto bene e la ragazza o il ragazzo comincia a ricevere complimenti e soddisfazioni, che da una parte nutrono la propria autostima, dall'altra "rinforzano" la convinzione che la dieta è la cosa giusta da farsi: fattore perpetuante. Questo circolo vizioso rende oltremodo difficile l'interruzione della malattia.
In un primo momento è evidente che le pazienti ritrovano nella dieta una buona alleata e le conseguenze di un comportamento alimentare scorretto non sono ancora così evidenti. Per questo motivo la motivazione al trattamento arriva solitamente molto tardi, quando ormai il disturbo è cronicizzato e complesso.
Le conseguenze negative sia psicologiche che organiche non tardano più di tanto ad arrivare ed è a questo punto che anche la paziente non è così euforica come nei primi mesi della dieta, ma allo stesso tempo sa bene che non vuole riprendere il suo peso che la renderrebbe "orribile", inaccettabile , non adeguata… come prima.
Insomma si ritrova nuovamente in una sistuazione di isolamento, non riesce più ad ascoltare il proprio corpo per sapere quando a fame e quando è sazia (né sa quando è felice e cosa la potrebbe rendere felice), vive allora nel terrore di aver sempre mangiato troppo. Si pesa continuamente o evita di pesarsi per paura di deludere se stessa e gli altri, di non essere così brava come prima. Ogni riferimento/valutazione della propria vita diventa ed è solo il cibo. Oltre a queste conseguenze psicologiche che alimentano il disturbo purtroppo spesso la paziente può arrivare a un livello tale di denutrizione, per il quale è assolutamente necessario il ricovero ospedaliero con alimentazione forzata.

Con queste poche righe spero di aver raggiunto alcuni obiettivi
  • Dare una breve descrizione - non esaustiva - dei sintomi dei disturbi dell'alimentazione.
  • Qualche cenno sui fattori che mettono a rischio la nostra popolazione, soprattutto di giovani.
  • Infine quali possono essere le conseguenze di questi patologici comportamenti alimentari, spesso sottovalutati dai famigliari ma anche dai medici di famiglia.
Negli ultimi anni si è cercato di fare un lavoro capillare di prevenzione, in linea anche con le indicazioni del Ministero della Sanità. E' infatti molto importante mettere a conoscenza sia i ragazzi che i genitori di questi rischi per la salute sia fisica che psichica.
"Prevenire è meglio che curare" recitava uno spot di qualche anno fa. Se però avete dei dubbi su questi disturbi e voi o qualche conoscente temete che possa aver cominciato ad applicare diete rigide o condotte di eliminazione (vomito, lassativi…) e siete preoccupati per lei/lui, la cosa migliore è rivolgersi ad uno specialista e per questo vi rimando all'articolo "Non sto bene… Che fare?"
Come sempre è molto più efficace e veloce l'intervento terapeutico se intrapreso all'esordio del disturbo, è quindi molto importante intervenire al più presto. E' importante inoltre sottolineare che il colloquio con uno specialista può essere anche solo di valutazione, senza per questo obbligare la paziente ad intraprendere la terapia, nel caso in cui ella stessa non sia motivata, o valutato il caso non patologico.

venerdì 8 febbraio 2013

I disturbi psicologici infantili


I disturbi dell'infanzia elencati sotto, comprendono quei disturbi che di solito (ma non sempre), compaiono per la prima volta da bambini o da adolescenti, anche se spesso possono essere diagnosticati da adulti.
Principali disturbi infantili:
Ritardo mentale: fuzionamento intellettivo inferiore alla media, con scarso livello di: cura di se stessi, adattamento alla vita familiare, socializzazione ...
Disturbi dell'apprendimento: difficolta' ad imparare a parlare, ascoltare, leggere e scrivere correttamente.
dislessia (disturbo della lettura e della scrittura)
discalculia (disturbo del calcolo)
Disturbi della comunicazione:
dell'espressione del linguaggio
della fonazione
balbuzie
Disturbi dello sviluppo:
autismo - disturbo autistico
Disturbo da deficit di attenzione e comportamento dirompente:
deficit attenzione e iperattivita'
disturbo della condotta
disturbo oppositivo provocatorio
Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione:
pica
disturbo di ruminazione
Disturbi da tic:
disturbo di Tourette: tic motori e vocali.
Disturbi dell'evacuazione:
enuresi
encopresi: evacuazione delle feci in modo ripetuto e solitamente involontario nei vestiti o a terra.

Il segreto dei campioni? La «resilienza psicologica»

Il segreto dei campioni? La «resilienza psicologica»

PERGINE. L’associazione Volksbank Fersen Triathlon non è solo agonismo ma anche informazione e formazione. Lo ha confermato la recente affollata serata che si è svolta all’auditorium Don Milani, dove... Email

PERGINE. L’associazione Volksbank Fersen Triathlon non è solo agonismo ma anche informazione e formazione. Lo ha confermato la recente affollata serata che si è svolta all’auditorium Don Milani, dove il Fersen Triathlon, grazie alla Volksbank, ha proposto un incontro pubblico con il dottor Pietro Trabucchi, psicologo sportivo.

Docente di scienze motorie all’Università di Verona, psicologo delle squadre nazionali di ultramaratona, ed autore di varie pubblicazioni, Trabucchi ha parlato dell’importanza del fattore mentale nelle prestazioni di endurance e nel quotidiano.

Trabucchi ha illustrato numerosi concetti, tra cui la “resilienza psicologica”, cioè la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e altri eventi negativi che si incontrano, concetto che ha una corrispondenza nello sport nel quale la resilienza può essere appresa e migliorata.

«Questo rende lo sport più interessante; infatti il fisico, anche se allenato, vien meno, ma la forza mentale può continuare a crescere, anzi - ha aggiunto lo specialista - è proprio nel momento del declino che si misura la resilenza di ciascuno».

Al termine dell’intervento di Trabucchi numerose le persone che dalla platea sono intervenute ponendo allo psicologo domande di approfondimento. Alla serata hanno partecipato numerosi sportivi tra cui il triatleta trentino Alessandro Degasperi, vincitore di numerose gare nazionali ed internazionale, l’avvocato e ultramaratoneta perginese Monica Carlin ed Antonio Molinari, campione di corsa in montagna. (f.v.)

giovedì 22 settembre 2011

VOSTRO FIGLIO VA MALE IN MATEMATICA, FORSE SOFFRE DI DISCALCULIA

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la Discalculia come un disturbo specifico dell'apprendimento a prognosi organica, geneticamente determinato, espressione di disfunzione cerebrale. Esso non deve essere confuso con i profili di difficoltà procedurali nel calcolo scritto.
Sulla base delle segnalazioni fatte dalla scuola si calcola che oggi, in Italia, il 20% circa degli studenti incontri difficoltà, spesso anche significative, nell'apprendimento del sistema dei numeri.
Eppure, secondo i dati dell'International Academy for Research in Learning Disabilities (IARLD)[1], solo il 2,5% della popolazione scolastica dovrebbe presentare difficoltà nella cognizione matematica in comorbilità con altri disturbi, e solo per percentuali esigue (0,5-1%) si potrebbe parlare di discalculia evolutiva. Il 90% delle segnalazioni sarebbe dunque costituito da casi di difficoltà di apprendimento, e non di disturbo specifico del calcolo.
La discalculia evolutiva è infatti un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA):
  • si può definire come un disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche
  • si manifesta in bambini a sviluppo tipico, di intelligenza normale e che non hanno subito danni neurologici
  • può presentarsi associata a dislessia ed ad altri disturbi dell'apprendimento, ma non ne è l'effetto
Sebbene difficoltà e disturbo possano avere degli elementi in comune e abbisognare, talvolta, di aiuti simili, costituiscono categorie nosografiche del tutto differenti.
Per capire come mai così tanti bambini facciano fatica nell'apprendimento del calcolo, bisogna tenere conto almeno di tre diverse cause:
  • il nostro sistema educativo comincia a porre attenzione sistematica allo sviluppo della cognizione numerica verso i 6 anni, mentre i meccanismi cognitivi di base sono innati ed hanno bisogno di attenzione educativa al loro sviluppo fin dal primo anno di vita;
  • oltre a porre attenzione tardi, il sistema educativo ancora conosce poco dei meccanismi di cognizione numerica, e soprattutto non conosce le modalità necessarie a potenziarne l'"intelligere", scambiandolo per il mero addestramento alla prestazione scritta. L'intelligenza numerica è analogica, strategica, composizionale, evolve soprattutto nel calcolo a mente, ed ha poco a che fare con gli algoritmi procedurali messi in memoria necessari al calcolo scritto;
  • la discalculia evolutiva esiste ma, essendo un disturbo neuropsicologico basale, rientra nelle psicopatologie a genesi organica, con una frequenza di comparsa fortunatamente rara, che non ha nulla a che fare con quel 20% di bambini che ad 8 anni già è segnalato dalla scuola per significative difficoltà in ambito matematico.

martedì 20 settembre 2011

Marketing e psicologia, perché funzionano Groupon , Letsbonus e Farmville

In un certo senso il marketing sta alla mente umana come un sapiente hacker sta ad un potente firewall.

Così come da decenni preparatissimi pirati accrescono le proprie competenze per arrivare con successo alla violazione di sempre più sofisticati sistemi di protezione, anche i professionisti del marketing si vedono costretti ad evolvere in modo rapido e agile per far fronte alla sempre più resistente barriera che la mente umana ha eretto a protezione delle migliaia di messaggi pubblicitari che quotidianamente, in modo più o meno esplicito, si trova a fronteggiare.

E quando rapidità e agilità fanno rima con creatività, usabilità e innovazione ci si trova spesso davanti a qualcosa di efficace. Qualcosa che funziona.

La prima cosa a cui un azienda dovrebbe mirare è certamente quella di abbattere ogni possibile ostacolo si trovi sull’autostrada del desiderio che collega il prodotto con il potenziale cliente. E’ folta di titoli la bibliografia con cui economisti comportamentali e guru del marketing ci spiegano come abbattere le barriere psicologiche, ovvero tutte le debolezze del nostro firewall interno, che ci separano da un acquisto: dal noto “left digit effect” (per cui un prodotto vende più ad un costo di 1,99 rispetto uno equivalete a 2,00) alle strategie di esposizione delle merci in uno scaffale o in una vetrina, fino alle più sofisticate tecniche promozionali.

Anche spostandosi dal mercato “reale” a quello “virtuale” la musica non cambia ed è facile notare come tanti giganti (e non solo) del web stiano utilizzando tecniche simili per mantenerci appiccicati alle loro pagine, giocare ai loro giochi, convertire i nostri clic in transazioni economiche a loro favore. C’è chi sostiene che è anche grazie a queste tecniche che i giganti del web sono diventati tali.

1° colloquio informativo gratuito previo appuntamento:

Studio:
Via Napoleone 8 VERONA - b.go Milano - 37131 VR
phone:
+ 39 347 0600630
email:
studiogarzari@gmail.com
francesca.garzari@ordinepsicologiveneto.it

giovedì 1 settembre 2011

Affronta la cura di ansia , fobie, ossessioni, compulsioni, attacchi di panico, depressione, disturbi dell'apprendimento

Affronta la cura di ansia , fobie, ossessioni, compulsioni, attacchi di panico, depressione, disturbi dell'apprendimento. 


Servizi

Diagnosi, sostegno e terapia nell'ambito psicologico dell'età evolutiva e dell'età adulta. 
Può offrire:
. cura dell'ansia
. fobie
. ossessioni-compulsioni
. disturbi della personalità
. attacchi di panico
. depressione
. disturbi di apprendimento
. problemi dell'adolescenza
. disturbi del comportamento alimentare
. disturbi del sonno

EMAIL : studiogarzari@gmail.com